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giovedì 12 aprile 2007

Commenti

Simone

Vedo il tuo blog per la prima volta, dopo averne sentito parlare (da te) brevemente oggi. Ho letto un pò di interventi, attingendo a piene mani anche dall'archivio. Lungi da me è dare una trattazione esaustiva della tanta "carne" (scusa la sottile ironia) che metti a rosolare. Per il momento commento un aspetto che mi ha colpito. Scorrendo le ultime righe del tuo editoriale, sono rimasto sorpreso dal riferimento all'elefante. Mi chiedo se la menzione di un animale fosse casuale o legata a una tua lettura sul tema. E' un dubbio che terrò per me e ne farò segreto agli altri (infatti è su un blog).
Negli ultimi anni più teorie sono state formulate sul funzionamento del cervello e sui meccanismi della memoria: al momento sappiamo che alla base di tali processi ci sono sinapsi, che nel caso dell'apprendimento e dei processi mnemonici, sembrano coinvolgere dei particolari recettori-canale per il glutammato (NMDA). Ma da lì a definire i meccanismi fisiologici con cui il cervello umano o di un animale più semplice opera, ne passa di acqua sotto i ponti (forse non ora, sicuramente non negli anni a venire...)! Sicuramente un aspetto molto interessante è il legame tra l'attività cerebrale, nella fattispecie quella cognitiva, con la parola.
Ecco perchè mi incuriosiva il riferimento all'elefante: qualche anno fa, Umberto Eco ha dato alle stampe "kant e l'ornitorinco", un libro sicuramente difficile e a tratti tedioso, che rappresenta però una curiosa trattazione del rapporto tra la parola, la percezione e ciò che siamo noi. tutti sappiamo cos'è un elefante o un gatto. come è possibile? forse perchè noi abbiamo un stampo, un'immagine del gatto o dell'elefante nel cervello. forse ci siamo creati delle categorie mentali. o forse queste ultime ci sono innate.
sta di fatto che quando Marco Polo andò in Cina e si trovò di fronte a un rinoceronte, "una bestia molto laida a vedere", lo identificò con un unicorno (essere mitologico). ancora più complesso è il caso dell'ornitorinco, animale con coda di castoro e becco da uccello, che depone uova ma allatta i piccoli. Insomma, una vera bizza zoologica dell'evoluzione. Come si può definire un essere del genere? Quale immagine abbiamo nel cervello per definire un così strano oggetto? quindi, qual è il ruolo della parola? per il momento, la sentenza ai filosofi...

Alessandro Madaffari

Davvero molto interessante il tuo commento, specialmente considerato il fatto che arriva da una persona preparata ed intelligente come te.
Il mio riferimento all'elefante, per inciso, era del tutto casuale...
Potevo prendere qualsiasi altro animale o oggetto.
Sostanzialmente non cambia nulla.
Qualsiasi parola che sia convenzionalmente associata ad un'immagine avrebbe lo stesso effetto.
Se dico NON PENSARE AD UN'AUTOMOBILE, probabilmente non tutti penseranno allo stesso tipo di automobile a cui sto pensando io, ma tutti produrranno nel proprio cervello l'immagine di quell'oggetto ben definito descritto con il termine AUTOMOBILE.
Inevitabilmente.
Il cervello ragiona per immagini e, pertanto, non contempla la negazione.
Non riconosce il NON!!!
Infatti, se ci pensi, non esiste una NON AUTOMOBILE.
Esiste un oggetto, ma non la sua negazione.
Esite un albero, ma non un non albero.
E' per questo che molto spesso sottovalutiamo inconsapevolmente l'uso che facciamo delle parole.
Grazie comunque per il tuo intervento.
Spero tu possa essere un assiduo frequentatore del blog...

stefano

caro ale..
mlto bella anche questas parte del blog..
voglio fare un commento che sicuramente non ti giunge nuovo....credo possa essere utile a tutti e mi voglio limitare a questa frase in cui credo...

"se mi fossero tolti tutti i doni che Dio mi ha dato e avessi la possibilità di tenermene uno...bene.. sceglierei di tenermi il dono della parola, perchè con questa potrò riconquistarmi tutti gli altri!!"

grazie ancora per l'opportunità che questo srumento stà dando a tutti...

- un'ammiratrice -

che dire..è un timido e pigro martedì pomeriggio..sono quì..finalmente dedico al tuo blog la giusta attenzione!!nn mi ero mai fermata a leggere tutti i commenti,spesso a causa della fretta mi sono soffermata su quelli brevi tralasciando i più lunghi..cosa mi sono persa..!!oggi scopro un nuovo mondo..oggi mi sono proprio gustata il tuo blog!!ti ammiro,nn te lo dico spesso e quelle poche volte che ti faccio complimenti sembrano prese in giro..ma le parole tu mi insegni sono IMPORTANTI e io te lo voglio dire..lo voglio dire a tutti le persone che come me leggono e spulciano il tuo blog..sono ORGOGLIOSA di te..di tutto quello che fai e di come lo fai..e ovviamente di quanto mi stai insegnado..e allora non smettere..non stancarti MAI!!

stefano rotella

buondì...
ho avuto un pensiero sull'uso delle parole...
secondo voi se tutti (io compreso) ogni volta che parliamo, ogni volta che usiamo le parole con l'intenzione di comunicare qualcosa, ponessimo attenzione sugli effetti che possono avere, sulle persone, a medio e lungo termine...ecco...se veramente fosse così per tutti, come vi immaginate l'interagire tra gli individui??
ho come l'impressione di vivere in un mondo che tutto pensa e fà per l'immediato..
come se l'istinto prendesse il sopravento sulla ragione..e anche le parole in funzione di quanto letto ad ora nel blog sono causa a volte ed effeto in altre, di una sorta di adempimento di bassa qualità interattiva tra gli individui stessi...
mi piacerebbe sentire un pò di commenti su questo che in fodo è solo un pensiero di un singolo individuo quale sono io...un piccolo granello di sabbia appertenente ad una spiaggia di tante spiagge diverse tra loro..

Alessandra

Personalmente ritengo che a livello comunicativo le parole abbiano un potere limitato: sono contenitori sterili che – se vogliono trasmettere qualcosa – devono essere necessariamente riempiti da altro (postura, tono della voce…). Spesso (soprattutto nella sfera affettiva) non riesco a trovare parole sufficientemente adeguate per esprimere quello che provo e quindi ricorro a uno sguardo, un sorriso o resto in silenzio e ritengo che questo trasmetta al mio interlocutore ciò che 100 parole non sono in grado di spiegare. Pensa a due paroline molto inflazionate: “ti” “amo”; sono due semplici parole che avulse dal contesto in cui vengono pronunciate e, soprattutto, da chi le dice non “trasmettono” assolutamente nulla. D’altronde Guy de Maupassant diceva che "Le parole d'amore, che sono sempre le stesse, prendono il sapore delle labbra da cui escono."
Senza considerare quelle persone che, in ambito professionale, sperano di colpire l’interlocutore utilizzando un linguaggio forbito o sfoggiando termini inglesi che “faranno molto figo” ma nella maggior parte dei casi restano “contenitori sterili” che non vengono neppure compresi (sic!).
Eccoti il mio punto di vista: “un altro piccolo granello di sabbia appartenente ad una spiaggia di tante spiagge diverse tra loro..” (Rotella docet! Alessandra discet…)
Comunque complimenti per il blog!

Persona Riflessiva

Gradirei lasciare in questo interessante blog, che mi è stato segnalato da un'amica, un mio personale pensiero, sempre se ben accetto, per cercare di poter arricchire con alcuni spunti questo vivace scambio di idee.
Leggendo i commenti da Voi esposti e dopo attenta riflessione, posso affermare che il mio pensiero ben aderisce all'idea chiaramente espressa da "Alessandra" per cui le Parole non sono Comunicazione.
Mi stupisco come tutti siano attratti da questi corsi per la comunicazione, la dizione, la gestualità in pubblico... ma inspiegabilmente nessuno cura il Contenuto oltre che perfezionare la Forma. Si possono conoscere i più piccoli segreti, si possono avere le più grandi capacità di ars oratoria per essere incisivi, abili, coinvolgere le masse... ma senza un reale concetto da esprimere il tutto si trasforma in un fragile castello di carte.
Un celebre concetto che spesso viene ripreso "La Parola è tutto" per me ha poco significato, io correggerei in "L'idea è tutto". Signori, riflettiamo sul semplice fatto che le parole sono inutili se non si ha nulla da esprimere, da condividere con altri, ma questo qualcosa deve avere un peso, deve essere sostenuto da idee, da cultura. Importantissimo però che le idee non siano una semplicistica banca dati nella nostra mente, impariamo a distinguere l'uomo colto dall'uomo intelligente, rifletteteci, c'è un'enorme differenza tra questi due concetti.
Un mio carissimo professore universitario ci diceva sempre durante le lezioni: "io non voglio che voi impariate a memoria concetti, idee, numeri o formule, questo non è imparare. Imparare e quindi diventare persone intelligenti significa comprendere ciò che è importante, saper elaborare e organizzare le informazioni sapere dove trovare quella precisa informazione che ci serve in quel determinato istante."
Quindi con questo voglio dire che la prima cosa che l'uomo dovrebbe fare è acquisire l'intelligenza per poi poter esprimere come meglio crede le proprio Idee, anche nella forma in cui pensa che possano essere meglio comprese dagli altri, e può farlo ANCHE per mezzo della Parola.
A questo proposito vorrei ricordare quello che diceva Seneca: "Da un uomo grande c'è qualcosa da imparare anche quando tace." Da persone di spessore si può imparare anche solo standogli vicino. Una importantissima persona, da poco scomparsa, che mi è sempre stata sempre accanto e che mi ha insegnato moltissime cose importanti della vita, ha sempre voluto che crescessi con determinati valori. Da persona saggia quale era, mi ripeteva sempre: "Prima di parlare taci!" L'uomo ha questo grandissimo dono della parola che è talmente prezioso per sciuparlo con vane parole. La Parola è bene utilizzarla per esprimere Idee.
Questo insegnamento lo porterò sempre con me per tutta la vita.
Concludendo vorrei ringraziare il curatore del blog per essere uno dei pochi ad aver messo in evidenza queste tematiche. Ben vengano di queste iniziative.
Spero che il mio intervento, anche se accalorato, possa essere utile a suscitare in tutti una riflessione in più.


Alessandro Madaffari

Una delle cose più piacevoli del blog, è partecipare ai commenti ed ai dibattiti che nascono dai post. E per questo ringrazio chi dedica del tempo per "dire la sua" o per portare elementi di discusione ulteriori...
L'argomento "Il potere delle parole" ha suscitato diverse reazioni anche da parte di chi mi ha scritto via e-mail (A questo proposito invito tutti a scrivere direttamente sul blog, in modo che tutti possano trarre spunto dalle vostre indicazioni ed idee...).
Quando parlo di "importanza delle parole", intendo dire proprio la singola parola, nel vero senso del termine. Quel vocabolo che, molto spesso, magari non diciamo ad alta voce, ma che ci ripetiamo nella mente...
Se identifichiamo tutto quello che ci succede come "problema", come "difficile", come "catastrofe", è diverso che nominarlo come "indovinello", o "opportunità", come "stimolante"...
Sono perfettamente d'accordo con "Alessandra, ad esempio, quando dice che le parole contano davvero poco...in una comunicazione faccia a faccia o in una presentazione pubblica.
Io tengo corsi di public speaking che spiegano e sostengono esattamente questo.
Diverso è, però, quando la comunicazione diventa scritta, o ancora peggio...è semplicemente una comunicazione interna che noi facciamo a noi stessi, molto spesso senza nemmeno rendercene conto...
Ecco, in questi casi...purtroppo conta esclusivamente la PAROLA nel verso senso del termine. E la sua potenza può essere devastante in positivo o in negativo...
Sono anche d'accordo con il pensiero di "Persona Riflessiva". Anzi, probabilmente è una precisazione la sua, che io ho dato per scontato all'interno del post.
Ovviamente se il contenuto è pessimo, persino il miglior oratore del mondo avrebbe difficoltà a rendersi credibile...
"Da un'uva scarsa difficilmente verrà fuori del buon vino...".

E anche il "Prima di parlare taci" è un saggio insegnamento che molti (me compreso) dovrebbero ricordare ogni tanto.
Grazie per tutti i commenti e...continuate numerosi...
A presto

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